Ultimo aggiornamento il 28/03/10

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Autodifesa respiratoria.

Fino a qualche anno fa girando in bici si riusciva quasi sempre a raggiungere la striscia bianca dei semafori, quindi a respirare in condizioni migliori rispetto al doversi arrestare dietro un'auto o una moto, o peggio, in una coda.
Ormai raggiungere la prima fila nei semafori diventa sempre più difficile, quindi per evitare di respirare lo smog nel traffico ho realizzato un apparato semplice e funzionale. Un ventilatore a batteria preleva aria da un filtro per maschera antigas, spingendola in un tubo flessibile. Il tubo è applicato ad un casco da cantiere completo di visiera, nel quale si viene a creare una pressione superiore a quella dell’ambiente esterno, diminuendo così la possibilità di inalare aria non filtrata.
In questo modo ho potuto finalmente ricominciare a usare la bicicletta anche nel traffico cittadino, in più non inquino, faccio movimento e respiro aria abbastanza pulita, anche se con questa attrezzatura non potrei certo partecipare ad una sfilata di moda.

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Risultato
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Consumi di CO2

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PRESENTAZIONE

Da metà marzo 2008 ho ricominciato a usare la bicicletta. Per spiegare con quali espedienti ho creato questo sito.

Sono un cinquantenne che da tanti anni aveva smesso di usare la bicicletta per gli spostamenti in città, ancora prima avevo smesso di utilizzare i mezzi pubblici, a causa del percorso troppo lungo rispetto a quello possibile utilizzando un mezzo privato.

Per vari motivi negli ultimi anni ho avuto impegni che mi hanno costretto a dovermi spostare in città con rapidità e tempi certi, quindi l'uso della motocicletta è stato sostanzialmente obbligato.

Ho fatto qualche tentativo di usare la bici, cercando percorsi lontani dal traffico, ma le mie destinazioni usuali, circa 10 km da casa al lavoro, non me lo consentono per intero, quindi, almeno finora, ho utilizzato la moto, più sotto spiego perché. Utilizzo l'auto solo quando devo trasportare qualcosa di ingombrante.

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Motivazioni

Per quanto mi riguarda il motivo principale per cui non usavo la bicicletta non era il timore per eventuali incidenti, che comunque è ancora ben presente, ma la difficoltà a respirare, non normalmente, per esempio in situazioni di sforzo come una salita anche lunga, ma ai semafori.

Fino a qualche anno fa girando in bici si riusciva quasi sempre a raggiungere la striscia bianca dei semafori, quindi a respirare in condizioni migliori rispetto al doversi arrestare dietro un'auto o a una moto.

Ormai questo non succede più. Quelli che si spostano su due ruote a motore sono aumentati a dismisura e quindi i varchi tra le auto sono sempre più intasati, tra l'altro la striscia bianca deve anche essere diventata psicologicamente invisibile.

Bene, girando in moto, anche se rimango dietro riesco, con un pò di allenamento, a trattenere il fiato per il tempo necessario a superare il semaforo, a volte anche più di un minuto. Con la bicicletta non ci riesco, ho necessità di respirare prima.

Tra l'altro si sono moltiplicati i mezzi, sia moto che scooter, con lo scarico rivolto verso l'alto, che spara i fumi diritto sulla faccia di chi sta dietro. Non è necessaria molta scienza per capire che in città sarebbe meglio che gli scarichi fossero rivolti verso il basso.

Quella posizione degli scarichi provoca lo stesso inconveniente anche se si viene superati in velocità lontano dai semafori, perché il getto dello scarico non si diluisce abbastanza prima di arrivare al naso, come invece succede quasi sempre quando viene indirizzato verso terra.

Pubblicazioni scientifiche correlate all' argomento

In rete ho trovato alcuni articoli scientifici relativi a studi effettuati sulla diffusione degli inquinanti nel traffico automobilistico, non esattamente sugli effetti della direzione finale degli scarichi dei veicoli nell' ambito di alcuni metri dal punto di emissione, ma solo quanto di più attinente mi sia stato possibile trovare. QUI il collegamento.

L'aumento della diffusione degli scooter col cambio automatico, specialmente di cilindrata rilevante, ha solo peggiorato il problema. Tutti i mezzi a motore hanno il massimo consumo in fase di accelerazione, solo che gli scooteroni con il cambio continuo devono dare l'impressione a tutti di essere piloti: si vede raramente qualcuno che parte senza aprire completamente la manopola del gas.

 

Ho provato a girare con una maschera antigas, (le mascherine cosiddette antipolvere non servono a niente), ma la respirazione è faticosa e anche se ci sono valvole di uscita si ottiene l'annebbiamento della visiera, l'umidità che si forma in fase di espirazione è fastidiosa e alla lunga può provocare la formazione di muffe. Inconveniente notevolissimo è anche la macchinosità esistente nell'indossare e togliere la maschera.

Ho trovato la soluzione riadattando il sistema di ventilazione assistita che ho utilizzato per i lavori edili in casa mia. Il concetto è semplice quanto geniale: un ventilatore preleva l'aria da una zona pulita e lo soffia sulla faccia di chi sta facendo il lavoro che produce polvere o sporcizia. Siccome la zona dove c'è il naso viene tenuta a una pressione superiore a quella circostante non ci sono rischi di inalare aria inquinata, e non ci sono grossi problemi per realizzare le “tenute” per la maschera, per esempio per chi, come me, porta la barba. Lascio immaginare la soddisfazione di respirare a pieni polmoni in un ambiente completamente saturo di polverino di mattoni molati, e nel quale a malapena riuscivo a vedere le mie mani che tenevano la smerigliatrice. Faccio una rapida descrizione di quello che ho usato a casa: ho acquistato un cappuccio e un tubo originale del sistema di ventilazione che si trova in commercio, montando un ventilatore che avevo in casa, del tubo estensibile in alluminio, un tubo flessibile da aspirapolvere (quello che ho riciclato in questo caso), una riduzione da scarichi edili, in modo da andare a prendere l'aria pulita (solo piu' pulita, per la precisione), fuori dalla finestra, quindi senza usare cartucce filtro. Avevo solo usato il ricambio dei filtri da cappe avvolto intorno alla presa del ventilatore per prefiltrare il grosso della polvere eventualmente presente all'esterno.

Bene, ho provato a contattare il produttore di questo materiale per sentire se fossero stati interessati a un nuovo uso della loro attrezzatura, ma evidentemente una grande multinazionale non può essere interessata ai consigli e/o alle richieste di potenziali acquirenti, quindi ho contattato un costruttore di caschi: nulla nemmeno da questo punto di vista, quindi ho deciso di fare da solo. Mi sono realizzato un sistema per ottenere una zona di aria pulita davanti al viso, a costi umani, e, soprattutto, realizzabile da chiunque acquistando prodotti reperibili facilmente sul mercato in modo da poter ignorare i vincoli derivanti da eventuali brevetti. Gli oltre mille euro necessari per acquistare il sistema portatile completo cui mi riferivo, e che ho utilizzato solo in parte per i miei lavori, ritengo siano una follia, almeno per questo utilizzo

 

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Risultato:

Il risultato che ho ottenuto potrà venire considerato brutto, ingombrante, scomodo, ma non inutile. Sarebbe bene che fosse inutile, starebbe a significare che il miscuglio di gas che siamo costretti a respirare in città è tornato gradevole e non potenzialmente dannoso.

Appena possibile inserirò delle foto o dei filmati per evidenziare che sia accanto allo scarico di un autocarro che a un paio di metri dallo scarico di uno scooterone respiro tranquillamente aria più pulita di quella all'esterno del casco: RESPIRO!!

In ultima analisi inquino meno, molto meno di quando usavo la moto bruciando almeno un litro di benzina al giorno, faccio movimento, quindi la mia salute ne trae giovamento, e non sono costretto a respirare le porcherie che gli altri immettono nell'aria.

Anche se non potrei certo partecipare a una sfilata di moda non mi sembra un risultato da poco.

Nel seguito presento il necessario per realizzare questo oggetto, i costi, gli attrezzi indispensabili e quelli utili, un paio di modalità di realizzazione e.... alcuni degli inevitabili difetti. Anche qui, appena possibile, inserirò altre immagini per rendere più chiaro il tutto.

N.B. Nel mio caso ho scelto di utilizzare l'autodifesa respiratoria con una bicicletta comune, ma se lo si volesse utilizzare con una bicicletta o un ciclomotore elettrico sarebbe possibile, con gli opportuni accorgimenti, evitare di acquistare sia l'accumulatore dedicato che il carica batterie, usando quelli in dotazione modificando l'alimentazione del ventilatore con un circuito elettronico adatto a non danneggiare niente.

Non mi preoccupo della visibilità perchè sulla bici ho catarifrangenti e fari funzionanti, e li uso. Casomai sto pensando a qualche sistema per rendere meno faticoso far girare la dinamo. Da questo punto di vista penso che quelli che viaggiano in bici di buio senza fari e con vestiti scuri andrebbero multati severamente.

Qualche altra immagine per capire meglio di cosa parlo.

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Gli oggetti che ho comprato per costruire il mio ausilio respiratorio

(caratteristiche e motivazioni di scelta)


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Gli attrezzi necessari


In linea di massima sono presenti nell'attrezzatura di chiunque cerchi di non chiamare altri per cambiare una lampadina bruciata.

 

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Le varie fasi di realizzazione.


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Dettagli


 

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Adesso la “storia” della sperimentazione.

Erano almeno due anni che pensavo a questa cosa, ma dovevo finire i lavori in casa mia, e non c'era tempo per i balocchi.......


15/1/2008 - Il primo ventilatore utilizzato è un phon a 12V da camper, economico, facile da reperire, facilmente modificabile per escludere la resistenza di riscaldamento. E' probabile che la prevalenza sia insufficiente, ma, visto il costo, vale la pena di provare. Per la tubazione è stata utilizzata una forassite spiralata Ø32 mm. Nel caso la portata sia sufficiente andrebbe sostituita con qualcosa di più flessibile e più facilmente reperibile, per esempio un tubo flessibile da aspirapolvere. Come prima prova l'inserimento del tubo nel casco avviene dal basso, sotto la visiera, per non complicare troppo il percorso e, per ora, la realizzazione. La tenuta tra faccia e visiera viene realizzata sulla falsariga del cappuccio utilizzato per i lavori edili con un foglio di plastica telata con il bordo elastico cucita o incollata al bordo della visiera. Se il Phon dimostrerà non avere una prevalenza sufficiente proverò con un aspirapolvere da auto di recupero: ha una girante fatta piuttosto bene, anche se manca la chiocciola che convoglia il flusso in uscita.

16/1/2008 Come sospettavo il phon è insufficiente: poco male, lo utilizzerò per quello per cui è stato costruito: disumidire i capelli in camper. (P.S. mi è stato fatto notare che disumidire non è italiano, è vero, significa "diminuire l'umidità", e in alcune zone di Firenze si dice così. Ce lo lascio, anche perchè con quei phon non si può certo sperare di asciugarli, i capelli).

17/1/2008 - A questo punto va trovato un ventilatore più efficiente: rivolgo l'attenzione su un aspirapolvere da auto, che ha un buon potere aspirante. La smonto per verificare se posso in qualche modo convogliare l'aria in uscita, ma scopro che non è possibile senza interventi che non sono alla portata delle persone cui mi vorrei rivolgere, quindi punto e a capo.

24/1/2008 – Una dritta di un collega mi porta in un negozio di nautica, dove trovo diversi tipi di gonfiatore per canotti, quasi tutti sono ventilatori centrifughi, con aerodinamica di varia efficienza e caratteristiche diverse. Tanto per provare compro il più economico: 14 Euro. Vedo che ne esistono anche completi di accumulatori, quindi adatti, se con sufficiente riserva di energia, ad essere utilizzati su una bicicletta tradizionale. Lo provo sull'elmetto da cantiere che nel frattempo ho modificato e verifico che ha un flusso accettabile, anche senza modificare la visiera aggiungendoci il bordo di tenuta.

28/1/2008 – Comprato un filtro P3 classe A2 (per polveri fini e esalazioni di idrocarburi; 12€), appena possibile lo monto sul circuito, verificando se si può evitare di dover realizzare adattatori di raccordo tra i vari diametri. Con l'occasione ho comprato due lacci sottogola per l'elmetto da cantiere, vedo che sono assolutamente ridicoli, mi meraviglio del fatto che siano a norma, e decido che dovrò realizzarlo da solo, riciclando i lacci di qualche vecchio casco da moto o da bici.

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29/1/2008 Lista delle spese effettuate fino ad oggi:

tubo da aspirapolvere 6€
elmetto da cantiere 5,8€
visiera per elmetto 14,5€
ventilatore 14€
filtro normalizzato P3 A2 (particelle fini e idrocarburi incombusti) 12€
accumulatore al piombo/gel (12V-7Ah) 15€
Spesa totale = 67,3€

18/1/2008 Completamento del casco e del sottogola, faccio la prima prova sul campo, sia con la bici normale che con quella elettrica, ma fallisco subito: ho posizionato l'attacco sul casco troppo in basso, l' ingombro del tubo di adduzione dell'aria batte sulla schiena e impedisce al casco di assumere una posizione corretta: la visiera sta troppo bassa. Decido di non usarlo per oggi, vado comunque al lavoro in bicicletta, e lo modificherò al ritorno.

22/1/2008 Finalmente ho finito, ho spostato l'attacco dietro l'elmetto in modo da poter girare agevolmente la testa.

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A questo punto posso descrivere quello che succede utilizzando il mio marchingegno .

25/2/2008 Provo di nuovo: FUNZIONA!. Per fortuna ho dovuto usarlo per pochi minuti, ma il tempo necessario per avviarlo e smettere è irrisorio, il vantaggio notevole. Sembrerà incredibile ma ho dovuto accenderlo sulla passerella dell'Isolotto, dove i soliti furboni attraversavano col motore acceso, pure andando a piedi. Un altro caso è stato sotto il ponte ferroviario di via delle cascine: ci sono i lavori e quindi la strada è inagibile, il percorso pedonale è strettissimo e anche con una bici si deve attendere che non passi nessuno: sono capitato dietro a due scooteristi che hanno preteso di passare di li', ovviamente con il mezzo acceso, quindi ho avviato il mio attrezzo e ho atteso pazientemente i loro comodi, ma senza respirare veleni. Che bellezza poter scegliere il percorso preferito senza doversi curare delle condizioni del traffico. Penso che per me questa sarà la soluzione adatta a usare la bicicletta tutti i giorni. Ovviamente è da mettere a punto; l'allargamento posticcio della visiera è esteticamente orribile e dà anche un pò fastidio alla visuale quando e' aperta; se è molto freddo e si fatica la visiera tende ad appannarsi, cosa che senz'altro migliorerà con il miglioramento delle condizioni fisiche.

11/3/2008 Direi che l' esperimentoè riuscito con piena soddisfazione, (sia chiaro, non estetica!). Durante il percorso per andare al lavoro riesco a non utilizzare il ventilatore per diversi chilometri, avendo l' accortezza di evitare le correnti di traffico principali, in totale lo uso meno di dieci minuti sui 40, 45 che impiego all'andata. Al ritorno ci metto meno, la differenza e' una bella salita, di quelle che ti lasciano senza fiato se sei senza allenamento. Certo, anche con un po' di allenamento il calore da smaltire è parecchio. D' inverno la cosa va anche bene, per l' estate va trovato un rimedio, per il quale sono già al lavoro: ho trovato un "BiKit" di recupero per elettrizzare una vecchia bicicletta, l'ho montato con qualche adattamento e funziona, adesso lo devo mettere a punto, lo scopo è arrivare in cima a via Massaia in condizioni tali da non costringere i colleghi ad allontanarsi.....................

22/3/2008 Negli ultimi giorni è piovuto, quindi, siccome non sono ancora attrezzato per affrontare la pioggia con la bici, ho preferito utilizzare il motorino. Non sono ancora psicologicamente pronto a riprovare a usare il bus: a parte la spesa, mi spaventa l'idea dei tempi di attesa, visto che per andare al lavoro devo per forza fare due cambi. Usando la bici posso scegliere percorsi lontani dalle correnti di traffico, quindi, anche se trovo i soliti "furbi" che passano col motorino dai viali pedonali del Parco delle Cascine, il grosso del percorso lo faccio in situazioni piu' che sopportabili, e quando sono costretto a stare tra le macchine, come già descritto, accendo il mio fornitore di aria respirabile e aspetto di potermi muovere. Altro vantaggio non indifferente rispetto all'uso di mezzi motorizzati è il fatto che si è costretti, visto la limitatezza delle prestazioni muscolari, a rimanere sostanzialmente indifferenti rispetto alle eventuali prepotenze, non serve aprire il gas prima di quello che si è intrufolato davanti passando ben oltre la striscia bianca dell' incrocio: non cambia niente. Una conferma di questa situazione l'ho avuta giovedì' sera (20 marzo 2008), quando ho cambiato il mio normale percorso di ritorno a casa. Normalmente ne uso uno che mi permette di superare abbastanza facilmente le code di auto, quel giorno ne ho rifatto, dopo anni, uno completamente intasato da auto e moto. Il risultato è stato allucinante: la carica di nervoso che avevo all' arrivo a casa era veramente esagerata. Bisognerebbe girare con una telecamera in quelle situazioni, e osservare i comportamenti e gli atteggiamenti dei combattenti che stanno dentro le scatolette di latta o dentro i caschi di moto e scooter. Veramente, sembriamo in trincea. Mi ci metto anche io, perchè in quel momento partecipavo al confronto, come inconsciamente ci partecipano quasi tutti quelli che usano moto o auto. Tutto questo mi convince sempre di più a usare la bicicletta.

Furio Barbetti.

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